AI e Digital Marketing: ma il nostro mercato è pronto?

AI e Digital Marketing: ma il nostro mercato è pronto?

Come stanno cambiando le professioni digital con l’avvento delle AI? Ma soprattutto il mercato è pronto? Esempio banalissimo, ieri in Valnan si parlava di progettualità nell’Area SEO e content per l’anno 2024 e come supportare clienti evoluti nell’utilizzo delle AI, come ChatGPT, per operazioni ormai semplici come la gestione del contenuto del proprio sito web. Esatto: semplici.

Persino il nostro caro Google ha voluto informarci che non è interessato a sapere con cosa abbiamo scritto o registrato o creato il nostro contenuto, vuole solo che lo si pensi per le persone: umano, utile, informativo, interessante, empatico e vicino a chi legge, per intenderci. Confrontandomi rispetto al nostro futuro, si sono accavallati pensieri ma, soprattutto, la domanda di cui sopra.

AI e rivoluzione dei posti di lavoro nel digital

Raccontare le rivoluzioni previste nelle agenzie di comunicazione e nell’ambito digital diventa lo scopo principale, considerando l’avvento dell’intelligenza artificiale. Parto dal report di IBM prodotto questo agosto per discutere di come siamo impreparati a questa rivoluzione, più che evoluzione, che inizia così:

IBM e intelligenza artificiale: l'AI non sostituisce le persone ma le persone che usano l'AI sostituiranno chi non le usa.

E prosegue con il dato pazzesco: 85 milioni di posti di lavoro persi globalmente entro il 2025 che verranno sostituiti da 97 milioni di nuovi posti di lavoro.

Ed ecco che, alla mia domanda, posso già pensare a un bel no, perché continua con: 4 su 5 CEO affermano che l’AI generativa cambierà ruoli e competenze dei dipendenti, ma solo il 28% ha valutato il potenziale delle AI nell’attuale forza lavoro.

Possiamo pensare che, globalmente, siamo ancora distanti da far comprendere al Mercato l’evoluzione e l’impatto generato dalle AI, figuriamoci nel nostro settore in cui è difficile ancora capire, tranne per quella meravigliosa minoranza di grandi Brand (ma credetemi non è vero nemmeno in quei casi), che cosa fanno le figure come la mia dopo 25 anni di “voglio essere primo su Google“.

E, ancora, pare che persone con le rughe come me non saranno, almeno per ora, sostituiti dalle AI, ma gran parte dei lavori delle nuove leve sì:

AI e perdita dei posti di lavoro

E, attenzione, sono proiezioni al 2025, praticamente fra 2 anni. Con questa velocità, come possiamo pensare che il mercato sia pronto e conscio di ciò che le AI possono fare per noi che lavoriamo nel mercato digital?

Come reagirà il mercato all’uso delle AI nel digital

L’impatto dell’intelligenza artificiale nel digitale è un tema centrale per il mercato italiano. Come reagirà? Si adatterà alle sfide e opportunità del futuro? Ci sono settori che, in Italia, devono ancora iniziare ad avere una propria immagine online, parlo del settore siderurgico e metalmeccanico o quello ambientale, i cui siti web sono così anziani che il font è il times new romans.

E, se mai arrivassero a capirlo: quanto sarà semplice per loro pensare che costa meno il web visto che ci fa tutto l’AI di turno?

Che facciamo gli giriamo questa ricerca di IBM per dirgli che, invece, costa di più perché sostituisce gran parte del lavoro di chi in Azienda costa poco e servono Senior che, per ora, sono sostituibili per far lavorare le AI a proprio favore. E i Senior, si sa, non dovrebbero avere RAL pari a quelle degli apprendisti no?

Il passo delle AI non è il passo umano e l’evoluzione non si può certo fermare. Ma ci si lavora troppo poco ora nella semplificazione dei concetti legati alle AI, fateci caso.

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Non c’è un articolo che parli di Intelligenza Artificiale che non abbia acronimi e paroloni da laureati in ingegneria informatica, quando in Italia, leggendo dall’articolo di Francesco Bruno ne Il Sole 24 ore, da uno studio di Banca d’Italia, si scopre che:

Gli imprenditori sono generalmente più anziani rispetto alla classe dei dipendenti e, come noto, di genere prevalentemente maschile. Inoltre, sono meno istruiti. Solo il 10% possiede una laurea. Passando ai manager, il livello di istruzione è molto più alto. Il 55% ha una laurea.

Attenzione, non voglio assolutamente dire che solo i laureati valgono sia chiaro, ci sono persone pazzesche che non hanno mai visto un ateneo, però è sicuramente un buon indicatore per la cultura e la capacità di comprensione di linguaggi complessi, no?