I contenuti devono informare

I contenuti devono informare

Un back to school scoppiettante direi per chi si occupa di traffico organico, già perché Google ha lanciato un aggiornamento di algoritmo decisamente sfizioso. Tutti, me compresa, stanno alla finestra ad attendere i primi risultati (solo su lingua inglese per ora) e si leggono un sacco di considerazioni in merito. Su Google Search Central fioccano aggiornamenti di documentazioni con cadenza pimpante e più si legge più si spera che, finalmente, sia finita l’era del contenuto un tanto al chilo.

Insomma, pare proprio che Google si sia veramente stancato di questi testi che rispondono a chi ricerca senza essere realmente utili.

“Sappiamo che le persone non trovano utile il contenuto se sembra sia stato progettato per attirare clic anziché informare i lettori”

Ci dice Google nel suo blog e da qui avverte del nuovo aggiornamento globale che si conclude domani e di cui non vedo l’ora di vederne i risultati.

Che cosa deve fare un’Azienda che vuole ottenere traffico dal canale organico?

A me interessa moltissimo rispondere a questa domanda, visto che sono seguita da molti AD, CMO, Ecommerce Manager e colleghi che hanno Agenzie Web e, sinceramente, c’è così tanto già scritto sul tema che non credo di poter aggiungere valore con un altro contributo in merito.

Utilizzo “la tocco piano” come incipit che, ormai, sento parecchio mio e urlo: SPENDERE SOLDI PER AVERE CONTENUTI CHE MERITANO, AVERE RISORSE INTERNE A SUPPORTO E LAVORARE CON CONTENT CREATOR ESPERTI PER CONTRIBUTI INTERESSANTI.

Praticamente, qualcosa che dico da sempre, che avrete letto miriadi di volte ma che, diciamocelo, col cavolo che lo facciamo. Doveva essere la soluzione anche prima di questo aggiornamento per pretendere di convertire contatti, catturare persone e fidelizzarle, far sentire chi cerca al sicuro dall’informazione del cavolo scopiazzata dal web writer che ha scopiazzato dall’altro web writer di un altro sito. Ora pare proprio che non ci sia più tempo, perché i nostri potenziali clienti ne hanno le tasche piene della mediocrità informativa nella quale vivono i risultati di ricerca.

E non scaglio la prima pietra, alzo la mano colpevole. Dove ho potuto ho sempre lavorato e lavoro con blogger di settore (che pure nelle linee guida dei quality rater vengono definite risorse autorevoli affidabili e con esperienza) o con risorse interne (per cui sicuramente esperte del loro settore) ma, quando non ci si riesce, niente mi sono arresa a un tanto al chilo anche io.

Adesso, da quando abbiamo lavorato a Bloginrete (anticipazione: a breve sito nuovo, proposta nuova, aiuto ai Content Creator da paura e supporto alle Aziende per i contenuti ancora di più) per 3 anni, creando attorno a noi una rete di professionisti che di mestiere si occupano di ciò che scrivono e sono davvero esperti, riusciamo a convincere le Aziende a scommettere su queste persone, aggiungendo l’author ad ogni contenuto da loro scritto e, quindi, vista la firma anche a pagare un po’ di più.

Già un po’ di più, ancora non sono riuscita a trovare il modo di far pagare un contenuto quanto merita tutte le volte, ancora non sono riuscita a trovare il modo di uscire dalla logica del numero di articoli e di parole e uscire con un prezzo a corpo, non ovunque quantomeno.

E chi dice il contrario, mi spiace sta mentendo all’80% (sempre per il teorema di Pareto conto su un 20% sano), è una gran fatica convincere le Aziende, pensate che assurdità, che il costo più alto deve essere quello dedicato al contenuto e, aggiungerei, tutto il contenuto anche quello social, anche quelle terribili newsletter che non sanno di nulla.

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Cosa dovremmo fare noi colleghi?

Confrontarci sui prezzi, come fanno quelli bravi dei settori produttivi, quelli che si siedono a creare una forbice di prezzo, per evitare che poi si venda 10 ciò che costerebbe 1000 perché viene scritto dallo zio del cugino del fratello che vive in India e con un paio di indicazioni riproduce un testo scopiazzato con errori grammaticali che facciamo correggere allo stagista in azienda che l’italiano manco lo sa.

Dovremmo lavorare con un network di blogger (o content creator come vogliamo chiamarli) o con agenzie che li forniscono per poter proporre al cliente la crema dell’esperienza.

Dovremmo richiedere ai clienti finali di fornirci una risorsa interna da formare, come ha già deciso Angelo Trocchia, CEO di Safilo Group, che immagino tutti conosciate, notizia di ieri sul giornale: prevede la creazione della Salesforce Academy “Digital Force” per formare internamente persone nell’ambito digital quest’anno. Ma guarda un po’!

È che pesa parecchio la faccenda perché dovremo essere iper preparati noi per formare le risorse interne e rinunciare a marginare alla grande sui testi tristi e sconsolati che vendiamo, no?

Io sarei dispostissima a sedermi a tavoli di lavoro con i miei competitor colleghi a ragionarci davvero, a capire come far evolvere il concetto di contenuti nei siti web e a fare cultura agli imprenditori in merito. Sarei dispostissima e, aggiungo, felicissima, perché per prima ho un disperato bisogno di informazioni di valore e ho ancor più un disperato bisogno di sapere che le generazioni future non saranno ignoranti nel leggere così tanti contenuti dal web.