Come reagire all’intelligenza artificiale?

Come reagire all'intelligenza artificiale?

Amo evolvere! Sono cresciuta accanto a un fratello che generava site architecture dato il prompt giusto di partenza e che ora è a capo di un’Azienda che da anni sviluppa un SaaS che “fa risparmiare tempo ai SEO specialist e ai DEV, impegnandoli in azioni di valore per far crescere il business dei propri clienti”.

Sono passati 10 anni da quando si giocava a capire come chiedere alle macchine di liberarci il tempo.

Nel frattempo, ho passato il tempo a dire “studia, lascia da parte i tool, usa il cervello, incuriosisciti, non fare il compitino, leggi giornali, vai al cinema, annusa cultura” a chiunque mi passasse sotto, ricordando che è la nostra materia grigia la vera ricchezza.

Il testo qui sotto è stato creato utilizzando 2 AI che ormai conosciamo tutti e alle quali stiamo lasciando così tanti dati che, a breve, eviteranno di farmi scrivere pure questo testo impostando “tone of voice Giulia Bezzi”.

Paragrafo di testo generato dalle AI

L’abbiamo voluto apposta, vogliamo avere chiari quali sono i tempi risparmiati non per crescere in numero di testi ma per crescere in performance, capacità di utilizzare le AI per aumentare conversioni, fidelizzazioni, informazioni che servono a qualcosa davvero.

Finalmente caspita! Io non ce la faccio sinceramente più a leggere il muro del pianto delle scopiazzature brutte, almeno ora posso dare la colpa all’AI di turno che ha come insegnanti dei mediocri dal culo di piombo chiamati esseri umani.

E certo! Certo che cambia tutto! Certo che chi è vissuto finora muovendo troppo le dita sulla tastiera e meno costruendo la propria personalità digitale, la propria specializzazione, il proprio tone of voice, la propria abilità descrittiva, la propria cultura in termini di UX/UI di contenuto, la propria capacità di analizzare risultati NON potrà più permettersi di lavorare nello stesso modo.

Paura? Zero! Entusiasmo? A mille! Perché quando vedo evoluzione verso la qualità e non la quantità io mi illumino di immenso.

Perché quando penso che qualcosa mi sta togliendo tempo perso a dimenticare il cervello, quando penso che potremmo avere l’opportunità di farlo crescere di nuovo invece di atrofizzarlo, quando penso che potremo elevare l’informazione io sono felice.

Il cervello è un muscolo, in palestra ci andiamo tutti per vederci tonici, a lui facciamo poco caso perché non si vede, ma ogni volta che lo alleniamo, si irrobustisce e, al posto di sparare marea di cavolate, generalmente produce bellezza. Certo, se fa parte del lato oscuro della forza, produce distruzione… ma, io sognavo di essere Luke Skywalker 😉